martedì, 29 gennaio 2008
Tanti anni or sono, visitai una mostra fotografica. allestita a Villa Croce, dedicata ai lettori. Le foto rigorosamente in bianco e nero, ritraevano persone d’ogni età, concentrate a leggere, nei luoghi più disparati e in posizioni impensabili. In quegli anni, ero già una “buona” lettrice, ma non avrei mai immaginato che questa passione potesse diventare un bisogno vitale. Non esco mai sola, perché nella mia borsa ho sempre un libro pronto a farmi compagnia. Adoro leggere in treno ma non disdegno le panchine nella penombra dei parchi e delle piazze. La lettura ha un potere terapeutico sul mio umore, perché mi trasmette pace e serenità. Sono solita lasciare tra le pagine dei miei libri, articoli ritagliati da giornali e bigliettini d’auguri, per ritrovarli dopo tanti anni ingialliti dal tempo. Il mio rapporto con essi è possessivo. Mi piace accarezzarli, annusarli, vergarli con la matita e renderli miei per sempre, imprimendo sulla prima pagina, il timbro personalizzato del mio ex libris. 
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martedì, 21 agosto 2007
A Maggio avevo scritto un post nel quale raccontavo che Van Gogh, oltre ad essere uno straordinario pittore, possedeva una profonda conoscenza astronomica. In questi giorni ho letto con stupore che nel quadro intitolato: “Il Dottor Gaschet”, Vincent riuscì a spiegare attraverso la sua arte, cosa era la depressione, ben dieci anni prima di Freud. Il quadro ritrae il medico, che si era laureato con una tesi che trattava questa malattia, in una posa simile ad un’opera grafica di Durer, intitolata: la melanconia. Se osservate attentamente il dipinto, l’uomo ha i capelli rossi (come l’artista), il suo volto triste è appoggiato su di un braccio piegato in un atteggiamento tipico dello scoramento. Sulla fronte aggrottata, si notano alcune rughe, mentre lo sguardo appare assente e perso nel vuoto.Gli angoli della bocca che tendono verso il basso, fanno trapelare il disgusto nei confronti della vita. Vicino a due libri (tomi sulla malinconia) appoggiati su di un tavolo, il pittore ha dipinto una pianta di digitale, con la quale a quei tempi si cercava di curare invano la malattia. Tutte queste caratteristiche oggi sappiamo che sono chiari sintomi della depressione, malattia subdola che se non è riconosciuta, sfocia in mille altre patologie, rendento la quotidianità del malato invivibile. Van Gogh ha dipinto Gachet ma il quadro è chiaramente un autoritratto e la depressione non curata sarà la causa che poterà il mio amato Vincent al suicidio.
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mercoledì, 15 agosto 2007
Ho deciso di modificare il template che mi rappresenta sul blog, con una fotografia di un’opera d’arte che si trova nel Cimitero monumentale di Genova, il più grande d’Europa. In questi mesi attraverso i miei scritti, credo sia trapelato che purtroppo non possiedo il dono della Fede, al contrario di mio marito che crede fermamente anche alla presenza angelica …. “.In effetti, ne ha sposato uno!” In questi giorni mi ha trascinato a vedere la scultura, conosciuta come l’Angelo della Resurrezione di Giulio Monteverde (1837-1917), eseguita nel 1882 per decorare la tomba della famiglia Oneto. Davanti a tanta perfezione, il consorte asserisce che per raggiungere tali livelli, la mano dello scultore deve essere stata guidata da forze soprannaturali. In effetti, osservando l’angelo sono rimasta colpita da tanta bellezza ma ciò che trovo veramente originale è il suo volto ambiguo e la postura conturbante. Lo sguardo distaccato, carico d’emotività sensuale sembra aver perso la sua connotazione cristiana di guida al Paradiso, per diventare solo testimone del profondo e insondabile mistero della vita e della morte proprio come piace a me.
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giovedì, 29 marzo 2007
Mi sto pettinando e penso a come sia diventato difficile sbarcare il lunario. Lavoro, cucino, non spreco il denaro, sono diventata autarchica all’ennesima potenza, eppure arrivare alla fine del mese è sempre più difficile. Improvvisamente lo sguardo si fissa sul mio viso ,riflesso nello specchio. Noto che tra i miei capelli castani, qua e là, sono comparsi numerosi fili argentati, gli occhi celesti mi appaiono scoloriti, le rughe sono aumentate e la pelle è meno luminosa. Che cosa pretendo, è naturale che il trascorrere del tempo e il destino poco clemente stiano lasciando i loro segni. La voce di mio marito che mi esorta ad affrettarmi, altrimenti arriverò in ritardo al lavoro, mi scuote da questi pensieri.Indosso la giacca, prendo al volo lo zainetto, mi avvicino a lui e lo saluto, pronunciando la frase di rito: “Ciao ci vediamo questa sera.” Il consorte mi guarda con tenerezza e mi dice: “Come sei carina!” Col cuore in gola lo bacio, esco da casa.....CORRENDO, invasa da una grande ed inaspettata felicità. 
Da domani devo assolutamente trovare un pochino di tempo da dedicare a me stessa, altrimenti in breve tempo assomiglierò alla mia dolcissima TROLL!
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domenica, 18 marzo 2007
..... Ho paura.....Sento che la mia mente se ne va..... La mia mente svanisce.....Non c'è alcun dubbio..... Lo sento..... Lo sento..... Ho tanta paura.
Queste sono le parole che mi è sembrato di sentire attraverso le casse del mio computer, nel momento che mi ha abbandonata.
Naturalmente avrete riconosciuto tutti che questa agonia è di Hal 9000, il computer che governava la nave spaziale nel film di Stanley Kubrik
"2001 Odissea nello spazio".
Finalmente, grazie alle cure effettuate sul mio PC e a Missmeletta sono tornata tra di voi.
Mi siete mancati e vi ringrazio per aver continuato a frequentare il mio blog anche durante la pausa forzata. Questi giorni non sono stati per niente sereni ma questa è un' altra storia..... che vi racconterò in un secondo tempo.
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martedì, 20 febbraio 2007
(foto scattata da Giò) Dice il saggio (2) Gli operai, durante le pause parlano di calcio.
I quadri, parlano di tennis.
I dirigenti parlano di golf.
MORALE:
Più sei in alto, più le palle sono piccole!

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mercoledì, 07 febbraio 2007
Sono passati alcuni mesi dal giorno che mia figlia mi ha regalato questa finestra da cui mi affaccio sempre con gioia ed interesse. Con molti di voi ho instaurato una bella amicizia, per cui desidero raccontarvi qualcosa di personale per conoscermi meglio. Oggi vi prendo per mano e vi conduco nel mio mondo lavorativo. Sicuramente la parola audioprotesista vi suonerà strana, ma è questo il lavoro che svolgo da molti anni. Le persone che si rivolgono a me, hanno problemi di ascolto. La sordità è un ostacolo difficile da superare in qualsiasi modalità ed entità essa si manifesti. In particolare può impedire lo sviluppo dei rapporti interpersonali, in quanto rende difficile la comprensione del linguaggio e in molti casi costituisce una barriera che isola le persone. Se l'ipoacusia insorge in età pre-verbale, il bambino non ancora padrone della lingua e non in possesso dei requisiti per apprenderla, corre il rischio di diventare anche muto. Nel momento in cui, le persone (di tutte l'età) giungono alla conclusione di aver delle deficienze dell'apparato uditivo e si rivolge nel centro dove lavoro,la prima cosa che faccio è quella di rassicurarle. Ascolto le loro problematiche, raccolgo i dati anamnestici e controllo con l'otoscopio elettronico lo stato del condotto uditivo. Per concludere li sottopongo ad un esame audiometrico, attraverso il quale ho la possibilità di capire il grado della sordità e decidere il tipo di apparecchio acustico più adatto al caso. Bisogna usare tatto e discrezione per raggiungere risultati ottimali. Naturalmente prima che le persone possono indossare i loro apparecchi con disinvoltura, ci vuole un periodo di adattamento abbastanza lungo. Il momento più gratificante (per me) è quando si presentano ai controlli, perchè mi rendo conto che gli apparecchi acustici hanno praticato una magia! I loro visi non sono più tesi, lo sguardo è vivo e gli occhi non sono sgranati, sono calmi, ma soprattutto il sorriso è riapparso sulle loro labbra. Mi raccontano le gioie ritrovate: risentire le voci amate, riscoprire i soavi suoni della natura, assaporare la bellissima sensazione del soffio del loro respiro e finalmente la possibilità di capire gli altri e poter rispondere a tono. Per tutti questi motivi la sera quando ritorno a casa, sono soddisfatta perchè nel mio piccolo contribuisco a rendere felici tante persone. Probabilmente dovranno passare ancora molti anni prima che la gente cominci a considerare l'apparecchio acustico altrettanto "normale" di un paio di occhiali o di lenti a contatto, ma prima o poi spero che ci si arriverà.
Spesso penso che se il mio amato Beethoven avesse potuto usufruire di questi ausili sicuramente non si sarebbe fermato alla nona sinfonia!
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giovedì, 18 gennaio 2007
Possiedo un quaderno con la copertina rigida di colore marrone, sul quale annoto da molti anni gli “incipit” dei libri che ho letto. Le pagine a quadretti. leggermente ingiallite, sono vergate in stampatello con una matita Faber-Castel, che è sormontata da un cappuccio di metallo nel qual è assemblato il temperino. Questo strumento denominato: l’allungalapis, mi permette di usare la matita anche quando è ridotta dall’uso ad un mozzicone. ( qui, esce alla grande la mia genovesità). Ogni volta che apro il quadernetto rivivo le emozioni provate durante la lettura di tutti i libri elencati, grazie alla potenza di queste piccole frasi, che spesso contengono l’essenza di tutta la trama. Tra tutti gli incipit collezionati fino ad oggi, quello che amo di più è: LA MIA FANCIULEZZA FU LIBERA E GAGLIARDA” tratto dal libro “Una donna”, scritto da Sibilla Aleramo, pseudonimo di Rina Faccio. “Una donna” è un libro autobiografico, pubblicato nel 1906. Dipinge la condizione femminile dell'epoca in cui gli uomini avevano "scarsa" considerazione delle donne. Mi permetto di consigliare la lettura di questo libro a tutte le donne che passeranno dal mio blog, specialmente alle giovani ragazze.
INCIPIT

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domenica, 17 dicembre 2006
Il mio tatuaggio Oggi, ho deciso di farvi una confidenza, per permettervi di conoscermi meglio. Sul polso destro ho un tatau (fatto quando non era ancora di moda) ispirato all’arte Polinesiana. Per creare questi tatuaggi, prevalentemente sono usati i seguenti motivi: cerchi, immagini geometriche o ispirate alla natura, al mondo vegetale o animale. Per i polinesiani, il tatuaggio era un simbolo di potere.Descriveva l’appartenenza ad un determinato rango sociale ed aveva anche lo scopo di riprodurre una sorta di cronologia dei fatti principali della vita della persona che li possedeva. Dopo questo preambolo, voi penserete, che senso ha tutto questo con te, piccola donna insignificante? Invece ha un significato. Ho deciso di personalizzare una parte del mio corpo che mi fosse sempre visibile per stimolare la forza che era nascosta dentro di me ed usarla in certi momenti critici della quotidianità. Come potete vedere il disegno rappresenta: La tartaruga, simbolo della longevità. La salamandra, che sopravvive nel fuoco lo è della perseveranza, mentre l’uccellino ha il potere di proteggermi attraverso un telo, che tiene tra il becco dalle avversità della vita. Tre animali pacifici ma potenti che rispecchiano il mio carattere. Il mio tatuaggio mi “aiuta “a combattere gli oltraggi, i sassi e i dardi dell’iniqua fortuna. Naturalmente bisogna crederci.
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